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7 novembre 2008
Il discorso di Barack Obama.Chicago

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14 ottobre 2008
Proteggiamo Roberto Saviano dalla camorra dei Casalesi.

«Entro dicembre morirà», racconta un ex criminale ormai diventato collaboratore di giustizia da oltre un decennio. 

I casalesi stavolta tirano in ballo anche la sua scorta, i sette carabinieri che sono il suo scudo e i suoi amici, la sua ombra e la sua compagnia. 
«Succederà entro la fine di dicembre. Quel libro ha fatto troppo clamore», aggiunge il superpentito dei casalesi. Si tratta di un personaggio che da tempo, come ovvio, risulta estraneo agli affari criminali, e tuttavia è radicato in quei luoghi d'origine e considerato troppo attendibile per non far sospettare che abbia colto voci convergenti dalla sua Casal di Principe, nel cuore della provincia di Caserta, devastata dal disegno stragista di questi mesi, con 15 morti innocenti in poco più di cinque mesi. 

Il clan del terrore alza dunque il tiro sullo scrittore-simbolo di Gomorra.

Per questo motivo ho creato un gruppo su Facebook Proteggiamo Roberto Saviano dalla camorra dei Casalesi.
Non lasciamolo solo.


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13 ottobre 2008
Castelvolturno.pineta.mare.camorra.

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30 settembre 2008
Tessere a go-go.A Napoli e provincia è boom di tessere Pd

A Napoli e provincia si stanno tenendo le campagne tesseramento nei circoli del Partito democratico.La vicenda che ha coinvolto il comune di Visciano ,dove ricordo che il Pd ha tesserato un numero di persone pari al numero dei votanti il Pd alle ultime elezioni politiche,circa 700 tessere su 700 voti al Pd, dicevo che questa vicenda rischia di ripetersi in altre realtà napoletane , dove si fa la fila per accaparrarsi la tessera del partito.
Un fatto che è strano per la portata dei numeri in gioco.In alcuni comuni si raggiunge facilmente il 25% delle tessere rispetto ai voti.Oltre questa percentuale si avverte puzza di bruciato e si può legittimamente parlare di tesseramento gonfiato. 
Ad Acerra si è sfiorata la rissa,  per esempio, si sono fermati a quota 1500 tessere su 7800 voti racimolati alle ultime elezioni, altrimenti sarebbero state almeno il doppio.

Proprio al limite pare ci siano paesi come Castellammare di Stabia dove ci aggiriamo (i dati non sono ancora ufficiali) sulle 2 mila tessere a fronte di 12 mila elettori. Così ad Afragola, circa 2000 per 8700 preferenze date al Pd. Per non parlare dei cosiddetti quartieri rossi partenopei: Fuorigrotta e Bagnoli dove pare si sia arrivati quasi alle 4000 sottoscrizioni, laddove Ds e Margherita in due non arrivavano a 600 tessere. Ufficiosamente in un solo weekend in una quindicina di comuni il Pd ha fatto bingo, racimolando tra le 16 mila e le 20 mila tessere. 
Nel mio circolo, Pd Marano di Napoli, abbiamo raggiunto circa 330 tessere, in una tre giorni di tesseramento che ha visto una buona partecipazione dei cittadini maranesi.
Non nascondo il fatto che qualche politico locale ha tentano di forzare un po' la spontanea partecipazione di alcuni giovani all'adesione al Pd ,per fortuna siamo riusciti ad interrompere un flusso di iscrizioni, a nostro avviso , anomalo.
Speriamo di essere riusciti a fermare le ambizioni del solito medico super conosciuto e "amato" dai maranesi all'accaparramento delle tessre Pd.

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25 settembre 2008
Marano Corleone.Nuvoletta Riina.

Ieri si è concluso,con la condanna all'ergastolo di Totò Riina, il processo per i fatti che nel 1984 sconvolsero la mia città.

Articolo di Titti Beneduce sul Corriere del Mezzogiorno del 24 settembre 2008.

Ergastolo a Totò Riina per l'eccidio di Marano del 1984: e con questo fanno 21. Il boss dei Corleonesi è stato condannato ieri mattina dal gup Daniela Fallarino, che al termine del processo con rito abbreviato ha accolto la richiesta del pm Paolo Itri. 
Riina, che era collegato in videoconferenza dal carcere di Opera, dove è detenuto in regime di 41 bis, ha chiesto di allontanarsi prima della lettura della sentenza. Le uniche parole le ha spese per giustificare l'insolito ritardo del suo avvocato, in attesa del quale il gup ha dovuto nominare un difensore d'ufficio. La richiesta di giudizio abbreviato è valsa al boss ad evitare la pena accessoria dell'isolamento diurno: una pena irrisoria rispetto a 21 ergastoli, ma che evidentemente gli pesava.
L'eccidio di Marano è quello del 19 settembre 1984, quando nella masseria dei Nuvoletta, a Poggio Vallesana, vennero massacrati Vittorio Vastarella, suo figlio Luigi, Gennaro Salvi, Gaetano Di Costanzo e Antonio Mauriello; per questo delitto sono già stati condannati Angelo Nuvoletta e Luigi Baccante. A chiamare in causa Totò Riina come mandante sono stati diversi collaboratori di giustizia tra cui i fratelli Giovanni, Enzo ed Emanuele Brusca. Il pm Paolo Itri ha ricostruito nei dettagli quella lontana vicenda: i corleonesi di Riina, che si erano ormai imposti sulla vecchia cosca Bontate — Badalamenti — Riccobono, volevano sterminare tutti quelli che, anche lontano dalla Sicilia, avevano parteggiato per i loro rivali: i Bardellino, dunque, che poco tempo prima avevano organizzato un'incursione nella masseria di Poggio Vallesana uccidendo Ciro Nuvoletta. I cinque vennero attirati lì con la scusa dell'affiliazione a «cosa nostra» di Luigi Vastarella (Vittorio già lo era). Padre e figlio, racconta Giovanni Brusca, arrivarono con un furgone e vestiti con tute da meccanico: sotto, però, come si conveniva all'occasione solenne, indossavano abiti eleganti. Loro due entrarono in casa con alcuni degli assassini, tra cui Angelo Nuvoletta e Giovanni Brusca; Salvi, Di Costanzo e Mauriello, invece, rimasero all'esterno. Il piano prevedeva che i Vastarella sarebbero stati strangolati per primi; subito dopo, gli assassini avrebbero fatto un segnale ai complici fuori, che avrebbero fatto la loro parte. Luigi Vastarella, però, riuscì a divincolarsi, afferrò la pistola di un rivale e fece fuoco; Angelo Nuvoletta ci rimise mezzo dito e Brusca si ustionò la mano. I corpi, poi, vennero dissolti nell'acido solforico, «quello adoperato dagli orafi per lucidare l'argento: quando arrivammo era già pronto nei bidoni ed era già stato riscaldato».
Il rischio corso dagli uomini di Riina a Marano è rimasto poi impresso nella memoria del clan dei corleonesi. Racconta Enzo Brusca, il minore dei fratelli, ricordando la sua iniziazione agli omicidi: «All'epoca dei fatti di Marano io avevo solo 16 anni. Ciò nonostante la vicenda mi è indirettamente nota. Ricordo in particolare che nel 1989, in occasione del mio primo omicidio, ossia lo strangolamento di tale Filippi Vincenzo, prima di farmi eseguire l'omicidio, Antonino e Salvo Madonia mi fecero una sommaria perquisizione all'altezza della cintola per verificare che io non fossi armato. Io sul momento non capii bene il perché di tale perquisizione, poi negli anni successivi ho ricollegato tale episodio ad un altro omicidio che era stato commesso da mio fratello Giovanni, in occasione del quale, per come mi fu detto, la vittima, prima di essere strangolata, era riuscita a impossessarsi della pistola di uno dei killer presenti, sfilandogliela di dosso. Successivamente, intorno al 1992, in un'occasione, mentre si parlava di armi, mio fratello e Leoluca Bagarella parlarono proprio di quell'episodio».


A tal proposito riporto un'articolo di Roberto Saviano che racconta, come solo lui sa fare , del collegamento tra Marano e la mafia dei corleonesi. 

Trasite e’ pann’ ca chiove!

Marano è una città a Nord di Napoli. Una città di catrame e cemento, identica a mille altre, un luogo della periferia meridionale, nato a ridosso della grande città. Marano è una città ricca, densa di palazzi, ristoranti, alberghi per matrimoni. Agglomerati condominiali spuntati come funghi negli anni novanta troneggiano come corona alla periferia della periferia, condomini strozzati di cemento svettano ai lati di fastose ville a più piani con piscina in giardino, decine di mastini dietro i cancelli e le telecamere alla porta.

Marano però non è soltanto una innocua e brutta cittadella al nord di Napoli, non è solo ciò che sembrerebbe passeggiando per il suo centro, ovvero nulla più che un agglomerato di costruzioni che soffocano ogni strada. Marano è qualcos’altro. Qualcosa che ha reso questo luogo un polo di incredibile ricchezza, ma solo per pochissimi, solo per una sparuta parte di eletti. Solo per gli uomini del clan e per i suoi alleati. Ebbene, Marano è il feudo del clan Nuvoletta, una famiglia affiliata a COSA NOSTRA e da sempre vicina ai Corleonesi al punto da sedere a pieno titolo nella cupola mafiosa facendo della propria voce una delle più ascoltate e temute in tutto il sistema politico-economico-militare mafioso. Negli anni ’80 il clan Nuvoletta è retto da tre fratelliLorenzo NuvolettaCiro Nuvoletta ed Angelo Nuvoletta. Gestiscono il contrabbando di sigarette e riescono a divenire i più importanti trafficanti di eroina d’Europa utilizzando al meglio i rapporti con i narcos attraverso COSA NOSTRA ed evitando di farsi convolgere nella battaglia che stava avvenendo in Sicilia all’interno della Pizza Connection della triade Badalamenti (nella foto a destra in bianco e nero) – Buscetta - Bontade. badalamenti.jpgTano Badalamenti

Con la vittoria dei Corleonesi di Bontade eRiina (nella foto a sinistra) i Nuvoletta, che a loro erano legati, incrementano il proprio potere ed i propri affari. Il clan di Marano si trova alla fine degli anni ’80 al centro della più grande alleanza imprenditoriale e criminale che la storia italiana abbia conosciuto: laNuova Famiglia, cartello di centinaia di clan campani che si organizzarono contro la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Uno scontro quello tra NF e NCO che soltanto sul piano militare generò oltre seimila morti, una cifra da guerra.riina.jpg

Una guerra che non ha mai avuto racconto e di cui s’è persa memoria. Con la progressiva sconfitta di Cutolo (nella foto a destra a colori) e con la perdita da parte di quest’ultimo dei legami con ministri, sindaci e con gli imprenditori più potenti, la NF inizia a subire frazionamenti interni. Dinanzi al potere raggiunto l’alleanza sembra essere soltanto un peso, ed il mercato torna ad essere libero da vincoli e patti. I Nuvoletta così, lentamente si defilano e lasciano scannare tra di loro i clan della Nuova Famiglia e i rimanenti uomini della Nuova Camorra Organizzata. Il loro obiettivo, assieme a tutta COSA NOSTRA è quello di indebolire entrambe le contrapposizioni imprenditorial-criminali per poi emergere con forza e con legami politici blindati al dine di poter egemonizzare tutti i mercati in Campania e quindi in Italia ed all’estero.cutolo.jpg

Di ciò però si resero conto gli altri clan dirigenti della Nuova Famiglia, in particolar modo Antonio Bardellino, (nella foto grande a sinistra in bianco e nero) capo indiscusso del clan dei Casalesi (ed affiliato alle famiglie perdenti di COSA NOSTRA) egemone in provincia di Caserta. Con un suo commando si recò nel 1984 nella tenuta dei Nuvoletta a Poggio Vallesana. Trascorsa la notte a casa di un parlamentare dell’Movimento Sociale Italiano, in buoni rapporti con il clan, Bardellino e compagni riuscirono ad entrare nell’inespugnabile feudo ed uccidere una delle menti della famiglia, Ciro Nuvoletta.BARDELLINO_ANTONIO.jpg

nuvoletta.jpgDa qui nacquero rivalità e faide interne che attireranno l’attenzione di un giovane e mal pagato cronista de Il Mattino, Giancarlo Siani, che verrà ucciso proprio per volontà diAngelo Nuvoletta (nella foto piccola a destra) per la sua attività di denuncia e per aver svelato in un articolo che il clan di Marano aveva usato la delazione ai carabinieri per sbarazzarsi senza guerre interne di un suo alleato scomodo, Valentino Gionta boss di Torre Annunziata.

La storia dei Nuvoletta è lunga e si potrebbero redigere intere pagine. Ma quanto scritto basti per aver sentore generale e generico del soggetto di questa narrazione e dei luoghi di ci parlo.

Ora, per far comprendere cos’è la tenuta dei Nuvoletta a Poggio Vallesana dovrei esclusivamente prender per mano il lettore ed accompagnarlo lungo la strada che costeggia i chilometri del muro di cinta gremito di telecamere e cancelli blindati. Ettari di terreno che ospitano aziende agricole, lussuose ville, depositi di auto, agrumeti, vigneti, mandorli, e poi orti eleganti, aghi artificiali, collinette di pioppi e pini. V’è persino un binario interno alla tenuta in uso ad un piccolo treno che collega i diversi appezzamenti. A Poggio Vallesana, alla periferia di Marano, vi abitano tutti i Nuvoletta, figli, nipoti, parenti acquisiti. E’ un vero feudo, un presidio dal sapore tardomedievale che raccoglie edifici moderni e masserie d’impianto ottocentesco, un paese nel paese, un presidio principesco, una difesa da testuggine alla propria incolumità ed al proprio potere. In molti punti, soprattutto nelle zone di campagna, è possibile accedere, seguendo il percorso dei trattori e dei braccianti agricoli. Un giovane ricercatore giapponese nel 1998 che stava facendo una tesi di dottorato sui Nuvoletta inCriminologia all’Università di Tokyo si ostinò per entrare nella tenuta per scattare delle foto. Si avvicinato alle abitazioni, ha fotografato auto e scalinate sino a quando non è stato beccato e terribilmente picchiato. Gli hanno rotto le due braccia ed una gamba. Gli è andata tutto sommato bene. A me è andata meglio, sono riuscito a percorrere gran parte della tenuta senza essere importunato ma quando mi hanno identificato i “guaglioni” di guardia ho preferito lasciar perdere e non azzardarmi a battere i sentieri troppo vicino agli edifici. Questo feudo non è mai stato sottratto dall’Antimafia alla famiglia Nuvoletta, soltanto qualche appezzamento lontano e marginale è stato sequestrato ma ovviamente continua ad essere a disposizione del clan non essendoci nessuno disposto a prendere in uso un terreno dei Nuvoletta.marano.jpg

A Marano, quindi, nel feudo del clan che egemonizza una parte di Napoli e provincia, che riempie di droga mezza Europa, che investe in palazzi e casinò i propri soldi, che impone ai supermarket ed alle salumerie i prodotti che pagano il clan come distributore privilegiato o più semplicemente hanno nella loro struttura azionaria capitali del clan, ebbene proprio in questo luogo è stato eletto nel 2001 un sindaco anticamorra Maurizio Bertini, diRifondazione Comunista. Il miracolo è accaduto dopo anni di gestioni politiche decise dai Nuvoletta, dove sindaci ed assessori erano imposti dal clan ed il piano regolatore deciso a tavolino in riunioni nelle ville di Poggio Vallesana. Bertini, toscano di nascita e maranese per caso, riesce ad essere eletto per volontà di un nutrito gruppo di elettori che è stanco della presenza ossessiva ed oppressiva del clan Nuvoletta capace di fatturare capitali astronomici depredando il territorio, ma investendo ben lontano dal territorio devastato. Maurizio Bertini è stato l’unico sindaco che ha avuto coraggio e capacità d’opporsi a questo potentissimo sodalizio economico.rifondazione.jpg

Il comune di Marano è stato più volte sciolto per infiltrazioni camorristiche, nel 1991 durante un blitz fatto in una casa di un affiliato fu beccato un consigliere comunale di maggioranza, allora del sindaco Dc Credentino, che partecipava al summit, molto probabilmente per ricevere direttive dai boss. Dal 1991 al 1993 quindi il comune di Marano venne commissariato. Poi Bertiniriuscì a vincere le elezioni come sindaco, ma subito un gioco di poltrone lo fece cadere, sino a quando nel 1996 nuovamente vinse le elezioni ma questa volta con una larga maggioranza e quindi con reali possibilità d’amministrare. Dal ’96 ad oggi Bertini imposta la sua politica in chiara battaglia contro il clan. Un attenzione spasmodica agli appalti, un allontanamento di personaggi e ditte vicine ai Nuvoletta, una terra bruciata fatta intorno agli affiliati, ed un attenzione continua che ha portato nell’autunno del 2004 all’arresto di molti dirigenti del clanNuvoletta che negli ultimi anni avevano organizzato la propria struttura in un modo gerarchico e multilivello. In breve per evitare che un affiliato, anche di basso rango, dopo un pentimento riuscisse a descrivere e scompaginare l’intera organizzazione i Nuvoletta hanno da ormai dieci anni utilizzato una serie di clan satelliti per le attività più esposte. Clan minori che non entrano mai in contatto con la dirigenza, solo il loro referente ha rapporto con un singolo uomo dei Nuvoletta. Gli uomini satelliti quindi non sapranno mai chi prende le decisioni e chi sono gli affiliati e quali imprenditori e politici hanno rapporti con loro. Vengono utilizzai solo per circoscritte operazioni. Ogni livello, conosce solo il proprio gruppo e nessun’altro. In questo modo la magistratura può scoprire sempre e soltanto una parte dell’organizzazione ma mai l’intera struttura. Se questo meccanismo è stato compreso, lo si deve al sindaco Bertini capace di scavare una vera e propria trincea tra il clan e l’amministrazione della città. Questo sindaco comunista, diviene un reale problema per i mafiosi di Marano, un grave problema, poiché regola assoluta di ogni clan è che sul proprio territorio d’origine v’è necessità di libera circolazione, di totale capacità di riciclaggio e dominio incontrastato. E’ l’alveo iniziale, il punto originario da cui dipanare il proprio ptere ed in cui rifugiarsi nel pericolo ed in cui raccogliere danaro in momento di crisi. Bertini questo lo sa e sente che i Nuvoletta sono messi alle corde. Insiste, insiste, insiste. Isola, denuncia, organizza convegni, conferenze, cerca di rendere cristallina ogni azione della sua giunta comunale.

Accade però che due compari Emiddio Novi senatore di Forza Italia e Michele Florino parlamentare di Alleanza Nazionale decidono di utilizzare l’accusa di camorra per intralciare il lavoro di questo sindaco. Vanno in commissione antimafia e chiedono (ottenendolo) che il comune di Marano gestito da Mauro Bertini sia sciolto per infiltrazione camorristica. Questa è l’arma privilegiata di chi vuol combattere coloro che si impegnano nella battaglia anticamorra. Screditarlo, diffamarlo, sostenere dinanzi la cittadinanza che colui che si espone contro la camorra, ergendosi a difensore di certa idea di giustizia, poi in fondo non è moralmente limpido, non è fuori da certi meccanismi è lui stesso colluso. La sua battaglia quindi è solo una lotta parziale, contro una parte di potere, non è un piano oggettivo di lotta che coinvolge l’intera compagine dell’economia, della politica ma soltanto un partigiano punto di vantaggio. Insomma, insinuano che Bertini accusa una parte di camorra, ma in realtà è alleato ad un’altra parte. Il fine di queste accuse è voler dimostrare che nessuno può sottrarsi al potere della camorra, che non è cosa politicamente reale mantenersi lindo e distante dai clan. E’ un invito a certa sinistra a rendersi meno rigida perché: si è tutti uguali, tutti sotto lo stesso cielo. Bertini però si è sempre rifiutato di star sotto il cielo dei Nuvoletta.

Qualunque cosa, basta che non salga Bertini” è questa la frase perentoria che si può leggere negli atti dell’inchiesta del pm Borrelli, che Salvatore Nuvoletta in una telefonata dice ad un altro membro della famiglia mafiosa prima delle elezioni che porteranno alla vittoria proprio il candidato di Rifondazione Comunista, Maurizio Bertini. Eppure il senatore di Forza Italia, Emiddio Novi classe 1946 da anni attraverso interrogazioni parlamentari e interpellanze denuncia infiltrazioni e collusioni tra camorra e politica a Marano al ministro degli interni ed in sede di commissione antimafia. Allo stesso modo avevano accusato il comune di Portici attraverso il suo sindaco Leopoldo Spedaliere di infiltrazioni camorristiche. Guarda caso sia Bertini che Spedaliere sono entrambi sindaci di centrosinistra. Spedaliere dopo esser stato rimosso con l’infamante accusa di essere stato colluso con i clan è stato rimesso in carica dal Consiglio di Stato. La magistratura amministrativa ha reintegrato Spedaliere ridandogli la dignità perduta. L’accusa a Spedaliere è stata un buco nell’acqua per Novi e MicheleFlorino di An che ritentano con Marano. Emiddio Novi si è formato in gioventù all’interno di organizzazioni neofasciste napoletane e tutto il suo percorso politico in Forza Italia si contraddistingue per una particolare solerzia nello scovare presunti “comunisti” e nell’accusare di collusione con la camorra i suoi antagonisti politici. Una strategia questa che ha il prioritario risultato di gettare discredito e fango senza dover passare per l’accertamento dei fatti e l’analisi delle questioni. L’accusa di camorra insomma come battaglia politica al fine di strappare i voti e battere knockout il proprio avversario riuscendo così ad emanciparsi dalla dialettica democratica. Novi ex direttore delGiornale di Napoli conosce bene le dinamiche mediatiche e sa quindi che un titolo a piena pagina che incrimina di collusione con i clan conta molto di più di una veritiera valutazione e spesso nessuna sentenza può cancellarlo nella mente di certa parte di elettorato. Emiddio Novi laddove non può usare l’accusa di camorra utilizza quella di comunista.novi.jpg

Dopo la sconfitta elettorale Novi (nella foto a sinistra) inizia a denunciare la presenza di pericolosi “d’alemiani” anche in Mediaset: “Dopo questa campagna elettorale si apre una grande questione democratica sul ruolo del gruppo Mediaset ormai controllato da Giorgio Gori e dal Sig. Maurizio Costanzo, due uomini politicamente legati alla stabilizzazione d’alemiana” (Ansa 16.11.97). Persino il calcio Napoli secondo la sua attenzione è pervaso dalla piovra rossa: Ulivieri doveva trasformare il Napoli in una squadra rosso-azzurra per volontà del sindaco part-time Bassolino. Rispediamolo a Bologna, a contemplare il busto di Lenin che tiene in camera da letto» (Ansa 8.11.1998). A volte è capitato, dando il meglio di se, che Novi sia riuscito ad accusare di entrambe le cose, come nel caso del comune di Napoli dove secondo lui: «il sistema imprenditoriale comunista e post comunista» è legato da «rapporti incestuosi con le camorre dei Galasso e degli Alfieri» (Ansa 24.10.2000). Bisognerà che qualcuno spieghi a Novi che il cartello della Nuova Famiglia di Alfieri,Bardellino e Galasso era terminato molti anni prima della sua dichiarazione.

Nel caso di Marano, Novi sembra essere particolarmente acrimonioso. Per accusare la gestione Bertini, Novi ha sfruttato l’affermazione di un pentito, Massimo Tipaldi, il quale negli interrogatori del 3 aprile e del 7 maggio 1999 alla Dia di Napoli aveva rivelato che nelle elezioni del 1996 i clan Nuvoletta e Polverino, in cambio di alcune concessioni edilizie, avevano indirizzato i loro voti prima su Pasquale Cavallo dei Ds e poi su Bertini. Dopo quattro anni di indagini però il Gip Giovanna Ceppaluni ha concluso che: «L’elemento decisivo che esclude ogni possibile contiguità di Bertini con il clan Nuvoletta è desumibile dalle intercettazioni telefoniche del centro operativo Dia di Napoli dalle quali è dato evincere come il clan Nuvoletta abbia appoggiato alle elezioni del 13 e del 27 maggio 2001 il concorrente di Bertini, Giuseppe Spinosa» (La Voce della Campania, 2003). Giuseppe Spinosa infatti quando avrebbe usufruito dei voti della camorra era candidato del Ppi e militava nell’Ulivo, ma una volta perse le elezioni è immediatamente passato con Forza Italia e attualmente è capogruppo del partito di Silvio Berlusconi al Comune di Marano. Salvatore Nuvoletta in una telefonata intercettata dice : “ io spero salga Peppe Spinosa, io lo voto”. Le indagini della Dia ora vertono sui rapporti tra il clan Nuvoletta e Forza Italia, soprattutto dopo l’arresto di un altro consigliere comunale azzurro, Mauro Chianese, sorpreso in compagnia del boss latitante Raffaele Abbinante.

In realtà seguendo questa logica sembra che Novi abbia usato quindi l’accusa di camorra ed il suo potere di membro della commissione Antimafia al fine di confondere le idee su ciò che realmente sta accadendo a Marano e negli altri comuni accusati. Bisogna ricordare che proprio il candidato a sindaco del partito di Florino ovvero AN al comune di Marano, Gianfranco Scoppa è consuocero del boss Angelo Nuvoletta visto che il figlio Alessio ha sposato la figlia del mafioso.Novi e Florino sembrano ignorare tutti questi elementi ed anzi lasciano scivolare accuse a presunti parenti dei Nuvoletta presenti in giunta. Si tratta però solo di omonimia, come nel caso di Fortuna Nuvoletta, 39 anni, interprete e traduttrice, è in carica dal 29 aprile ed è una esponente della Margherita sorella di un giovane carabiniere ucciso nel 1985 dal clan dei casalesi per il suo impegno contro la camorra.

La medesima solerzia usata da Novi in commissione Antimafia per accusare le giunte di centrosinistra non è stata utilizzata a CalviRisorta dove alle ultime elezioni comunale è stata oggettiva la pressione sull’elettorato del clan Papa di Sparanise, vicino Capua. Forse a causa della questione della centrale termoelettrica dove l’onorevole Emiddio Novi è ben addentro ha preferito tacere e lasciar passare i forti interessi camorristici sulla centrale e sulle elezioni. Anche a Mondragone Novi si riscoprì d’improvviso tollerante, minimizzò infatti la disavventura giudiziaria della consigliera comunale di Forza Italia di Mondragone Maria D’Agostino, condannata per i rapporti con il bossGaetano Di Lorenzo: «Perché si deve infierire per un reato di 25 anni fa…» disse. Stesso comportamento di piena tolleranza e persa severità Novi l’ha tenuto con l’ex sindaco di San Tammaro, Raffaele Scala di Forza Italia, già presidente del consiglio provinciale di Caserta, accusato da un suo assessore di percepire tangenti per conto del camorrista Carlo Del Vecchio e condannato di recente a 8 anni di carcere. Novi ha sempre pubblicamente difeso Scala. Nel settembre del 2000 Novi in Commissione antimafia citò come «esempio di degrado istituzionale» l’annullamento della festa popolare del Monacone, organizzata dal clan Misso-Pirozzi, notoriamente vicino alla destra e polemizzò con il questore di Napoli.

L’unico risultato sino ad ora ottenuto dalla coppia Florino-Novi è stato quello di costringere le giunte accusate ad interrompere il proprio percorso amministrativo per un lungo periodo. Ma così come per Portici anche per Marano gli elementi raccolti sembrano smentire le accuse. Marano feudo dei Nuvoletta, cosca campana che siede da sempre nella cupola di COSA NOSTRA, uno dei maggiori sodalizi economico criminali d’Europa è stata aspramente messa in difficoltà da Bertini e gli arresti del Novembre 2003 che coinvolsero il gotha del clan e tutte le sue federazioni dimostrano l’operato cristallino della sua giunta capace di fare terra bruciata intorno al potente clan. Gli unici a non vedere ciò sono proprio Emiddio Novi e Michele Florino (nella foto a sinistra).florino.jpg

I Nuvoletta del resto hanno avuto famosi difensori, il capostipite donLorenzo Nuvoletta fu difeso dall’avvocato Siniscalchi, poi parlamentare DS, (nella foto a destra) che attaccava la magistratura secondo lui qualunquista che metteva in carcere un vecchio settantenne malato di cancro solo perché chiamato Nuvoletta, non era altro che un bravo fruttivendolo (eggià era iscritto alla camera di commercio di Marano come venditore di frutta) strano però che un fruttivendolo abbia un patrimonio personale che nel 1990 ammontava a circa 400 miliardi di veccie lire. Parecchio buone dovevano essere le mele annurche che vendeva….siniscalchi.jpg

Per comprendere quanto valore abbiano iNuvoletta come famiglia mafiosa basterà ricordare diversi episodi raccontati da Giovanni Brusca, l’assassino di Giovanni Falcone. Ebbene Brusca dichiara esplicitamente alla DIA di Palermo che era spesso pendolare con Marano e che proprio dai Nuvoletta lui ebbe pratica di come poter sciogliere un essere umano nell’acido (Brusca infatti sciolse nell’acido il dodicenne figlio del pentito Balduccio Di Maggio…).brusca_giovanni.jpg

Sempre Brusca (nella foto a destra), suffragato da altri pentiti, ricorda che quando fu intrapresa la stagione del terrorismo mafioso, prima di iniziare a etter bombe Riina e tutta la cupola siciliana chiese ai Nuvoletta il loro parere ed il loro aiuto. I Nuvoletta, sempre restii ad operazioni militari eclatanti e sempre attenti a non finire sotto i riflettori di tv e opinione pubblica non condivisero il progetto e non diedero il loro appoggio. I Nuvoletta eseguirono un omicidio che fu determinante per la salvezza dei conti in banca di COSA NOSTRA. Uccisero nel Marzo del 1983 (per mezzo dell’altro clan mafioso in Campania i Lubrano-Ligato di Pignataro Maggiore imparentati con i Nuvoletta)Franco Imposimato, coraggioso sindacalista di Maddaloni (Ce) per intimidire suo fratello il giudice Ferdinando Imposimato che a Romastava indagando sui capitali finanziari di COSA NOSTRA e di certaN’drangheta . Imposimato fu scelto come bersaglio anche per la sua caparbia battaglia contro la depredazione abusiva delle cave di pietra.

Quando la camorra e la mafia decidono di non uccidere un loro nemico ciò significa che è possibile abbatterlo con mezzi più innocui che non attirino l’attenzione della stampa, delle tv e quindi l’ansia della magistratura più democratica. Questo è il caso di Bertini. I Nuvolettanon l’hanno ucciso ma hano utilizzato prima un pentito, poi certe amicizie per poter usare l’accusa di camorra al fine di far diminuire la legittimità della sua battaglia. Smanticamente del resto nessun Nuvoletta nessun affiliato, sente di essere camorrista o mafioso. Imprenditore certo, uomo d’onore e di fede.. Impresari e commercianti, menti politiche e mediatori, questi sono i reali ruoli degli uomini della mafia campana.

Pisanu e Ciampi hanno ovviamente firmato lo scioglimento del comune. E la giunta Bertini, uno dei pochi presidi sulla penisola contro lo strapotere della mafia sta crollando in totale silenzio e profondissima indifferenza. Ma ciò accade in una parte d’Italia che non esiste.

Quanto scritto è inedito tranne un suo piccolo lacerto riguardante Emiddio Novi pubblicato come corsivo su L’Unità-L’articolo il 28 Luglio 2004. La questione Bertini ovviamente non ha interessato con inchieste ed analisi nessun giornale nazionale. (r.s.)




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23 settembre 2008
I giovani del Pd litigano più dei vecchi.

Riporto un bell'articolo di Marco Damilano sulla prossime primarie dei giovani democratici.E' interessante vedere le questioni in gioco, niente di più e niente di meno di quello che succede nel Partito dei senior.

Fazioni contrapposte. Scontri su nome e candidati. Anche la scelta del leader dei giovani riproduce i contrasti dei senior

Per Walter Veltroni è stato come un incubo che prende corpo. I 'dirigentini' al gran completo, i leaderini under 30 del Pd riuniti a porte chiuse in via del Nazareno, sede del partito, pronti a farlo soffrire perfino per decidere il nome del movimento giovanile. Veltroni vorrebbe chiamarli Young Democrats, i boys non sono d'accordo. E si beccano la strigliata del capo: "Il vostro compito è riprendere lo spirito del Lingotto, quando mi sono candidato alla guida del Pd, lo spirito del pullman e delle primarie di un anno fa. Altrimenti, vi spengo la luce". E qui, altro che buonismo, Veltroni ha accompagnato la minaccia con un eloquente gesto della mano: interruttore chiuso.

Sulla guida dei giovani del Pd il leader ha deciso di impegnarsi in prima persona. Per forza: sugli juniores si gioca l'ennesima guerra interna. Per scegliere il capo sono state convocate le primarie per domenica 19 ottobre. Obiettivo ambizioso: mettere su 500 gazebo in tutta Italia, cinque per provincia, per eleggere, oltre al leader, l'assemblea costituente nazionale e 20 assemblee regionali, in tutto mille ragazzi. E si sono scatenate le mire: anche perché i giovani del Pd hanno una storia travagliata. La scelta di Veltroni di nominare la presidente dei giovani della Margherita Pina Picierno deputata e ministro-ombra delle Politiche giovanili ha fatto infuriare gli ex della Sinistra giovanile, che ora rivendicano la guida del movimento. Un ex margheritina nel governo-ombra e un ex ds alla guida del partito: le generazioni passano, il manuale Cencelli resiste.

Sembrava cosa fatta per l'ex segretario dei piccoli diessini, il ragusano Fausto Raciti, 24 anni. E invece sono spuntate le correnti a porre condizioni. Per conto dei grandi: tra i 25 ragazzi che guidano l'organizzazione, ogni senior ha piazzato il suo 'under' di riferimento. C'è Luciano Nobili che rappresenta Rutelli, e Roberto Speranza, più dalemiano dell'originale. Gli ex popolari si fanno in tre: il romano Mario Castagna a metà via tra Enrico Letta e Rosy Bindi, il sardo Gianluca Lioni in quota Franceschini, il calabrese Luigi Madeo fedele a Fioroni. E poi ci sono gli 'zingarettiani' (intesi come amici di Nicola Zingaretti) e perfino i 'goffredini', portati da Goffredo Bettini. E i veltroniani? Presenti: la Picierno, Michele Samoggia, reduce dai viaggi in Africa con Veltroni, il diciassettenne Lorenzo De Cicco, il più giovane candidato alle primarie di un anno fa. All'inizio erano tutti d'accordo su Raciti, a condizione che non fosse troppo appiattito su Veltroni. Ma ora sta crescendo la voglia di cercare un candidato alternativo: per battere nei gazebo quello della segreteria. Così le piccole correnti sognano di sfuggire alla tutela del leader: la stessa vicenda che dilania il Pd degli adulti. Ce n'è abbastanza per mettere in allarme Veltroni. Alla summer school di Cortona è tornato sull'argomento: "I giovani del Pd devono avere la caratteristica della freschezza, e non altre". E ora promette di spegnere la luce. In caso che i piccoli continuino a fare i capricci.


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22 settembre 2008
Castelvolturno.Terra di lavoro e di morte.
Arrestato uno dei presunti responsabili della strage di immigrati a Castel Volturno. E' Alfonso Cesarano, pregiudicato di 29 anni, ritenuto vicino al clan dei Casalesi. E' stato catturato dalla polizia in casa dei genitori a Baia Verde dove era agli arresti domiciliari, proprio di fronte alla sala giochi dove, sempre giovedì sera, è stato ucciso il titolare Antonio Celiento, crivellato con venti colpi di pistola e kalashnikov. L'accusa nei suoi confronti è di strage aggravata con condotta terroristica e detenzione illegale di arma. Ricercati altri due componenti del gruppo di fuoco autori dell'eccidio dei sei africani. 

Riconosciuto da testimoni. Il provvedimento di arresto per "omicidio volontario aggravato dalle modalità mafiose", è stato emesso dalla Direzione distrettuale antimafia. L'uomo arrestato sarebbe stato riconosciuto da alcuni immigrati, testimoni alla mattanza nella sartoria sulla Domiziana dove il gruppo di fuoco ha esploso oltre 120 colpi. 

"Era stato controllato dai carabinieri".
 "Mio figlio lo hanno controllato i carabinieri. Quando sono tornata a casa, mio figlio stava qua. Lo giuro davanti a Dio", ha detto la madre di Cesarano. "Mio marito non c'azzecca niente - le ha fatto eco tra le lacrime la moglie dell'arrestato - I carabinieri lo hanno visto a mio marito. L' hanno pure controllato. Non ha fatto niente...". Ma il capo della squadra mobile, Rodolfo Ruperti smentisce seccamente: "A noi non risulta". 

Affiliato a "cicciotto 'e mezzanotte". Secondo gli investigatori, l'arrestato è affiliato alla fazione del clan dei casalesi capeggiata da Francesco Bidognetti, detto "cicciotto 'e mezzanotte". La strage di giovedì sera potrebbe rientrare nella scia di sangue che ha visto, tra le altre vittime, l'imprenditore Domenico Noviello, ucciso il 16 maggio con 22 colpi di pistola a Castelvolturno dopo aver denunciato il clan, eMichele Orsi, freddato il primo giugno. 

Blitz delle forze dell'ordine. Stamane nel Casertano carabinieri e polizia hanno condotto un pattugliamento alla ricerca di armi e latitanti. Le autorità concentrano gli sforzi investigativi su tre latitanti dei Casalesi, Alessandro Cirillo, detto 'o sergente'; Giuseppe Setola, scarcerato ad aprile per una patologia grave all'occhio e poi resosi latitante, e Giuseppe Letizia detto 'o zuoppo'. I tre, insieme con i boss Antonio Iovine e Michele Zagaria, sono considerati tra i ricercati più pericolosi d'Italia. Da mesi stanno portando avanti, tra Villa Literno, Casal di Principe ed il litorale domiziano, una vera strategia del terrore. 

Maroni: "Domiciliari ai killer? Riflettiamo". Il ministro dell'Interno Roberto Maroni auspica una riflessione sulla misura degli arresti domiciliari per gli appartenenti alla criminalità organizzata. "Stamattina abbiamo arrestato uno dei presunti killer - ha detto il titolare del Viminale - Era agli arresti domiciliari: questo ci deve far riflettere su queste misure, soprattutto per pericolosi appartenenti alla mafia". 

Domani la decisione sull'invio di 1000 soldati. Il governo deciderà domani se inviare in Campania "fino a 1.000" militari per affiancare le forze dell'ordine nella lotta contro la camorra. Lo hanno confermato Ignazio la Russa e Roberto Maroni, ministri della Difesa e dell'Interno, negando che ci sia disaccordo tra loro su questo eventuale provvedimento. "Valuteremo domani nel consiglio dei ministri" ha detto Maroni. 

Rinforzi per l'emergenza. Per fronteggiare l'emergenza, all'alba sono arrivati nel Casertano 400 uominidelle forze dell'ordine. Sono 160 poliziotti, e 240 tra carabinieri e finanzieri. Gli uomini di rinforzo controlleranno soprattutto il territorio legato ai Casalesi, l'agro aversano e il litorale domizio. 


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21 settembre 2008
Mi rilasso con gli Smiths

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19 settembre 2008
Tesseramento Pd Marano di Napoli
 

Il Partito democratico di Marano di Napoli si prepara alle tre giornate di mobilitazione dedicate alle iscrizioni al Pd, in programma  venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 settembre. Il circolo Pd Marano ,via Mallardo n°16, sarà aperto per consentire ai cittadini interessati di ritirare la tessera, individuale. L’iscrizione è fissata in una quota minima di 15 euro.

Le tre giornate di mobilitazione offriranno anche la possibilità di iniziare a guardare al futuro del Pd a Marano, in attesa di altre iniziative ed attività in vista del prossimo congresso cittadino.

In occasione delle tre giornate di tesseramento, il circolo del Pd Marano sarà aperto con orari straordinari. Le tre giornate non saranno soltanto un’occasione per ritirare la tessera del Pd, ma anche un momento in cui poter parlare, confrontarsi, portare idee, critiche e chiedere informazioni sia su questioni nazionali che sulle cose che riguardano il nostro territorio. Per ulteriori informazioni su orari e modalità di tesseramento, è possibile visitare il sito www.pdmarano.it, nella sezione il circolo,  telefonare ai numeri 3346958728  oppure   3333287349 , oppure inviare un’e-mail all’indirizzo di posta elettronica info@pdmarano.it Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo .

Saranno consegnate le nuove tessere del Partito Democratico, e sarà possibile firmare anche la petizione “Salva l’Italia”, in vista della manifestazione nazionale del 25 Ottobre 2008, a Roma.

Circolo Pd Marano, via Mallardo, 16
Venerdì 26 settembre ore 16.30 - 21.00
Sabato 27 settembre ore 9.30 - 21.00
Domenica 28 settembre ore 9.30 - 13.30


Partito Democratico
Circolo di Marano di Napoli


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15 settembre 2008
Rick.Wish you were (still) here.
 

E' morto all'età di 65 anni.Questo è davvero triste, Ora la mia possibilità di vedere dal vivo i Pink Floyd, è pari a zero.Vado ad ascoltare "Any Colour You Like."



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13 settembre 2008
Povera Alitalia.Verso il baratro.



Quello che tutti noi temevano potesse accadere dopo l'uscita di scena di Air France si sta inesorabilmente verificando.Si va verso il fallimento ,le carte andranno in tribunale.In serata il Cav. spera nell'ultima mediazione, dopo di che si passerà a ricercare il responsabile del mancato accordo.Sono sicuro che si darà la colpa ,come in parte si sta gia facendo , alla sinistra.Una volta si diceva - piove, governo ladro - oggi con il Cav. anche questa certezza verrà stravolta.Sentiremo ripetere -piove, governo ladro, si ma la colpa è della sinistra.

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8 settembre 2008
Onorare quelli della Rsi.Per offendere la Resistenza.

Attenti a non sottovalutare le ultime dichiarazioni del Ministro La Russa e del sindaco Alemanno.Le due questione sono figlie di una stessa idea, il fascismo deve essere riabilitato.Dopo aver sdoganato il Movimento sociale ,occorre sdoganare anche il fascismo.Magari citando quei militari della repubblica di Salò che combatterono al fianco dei tedeschi.Per la patria ,come di il ministro.Magari contro altri italiani ,quelli si che combattevano per la patria ,ma per la patria libera e democratica.Una differenza non da poco.
Offendere i tanti italiani che parteciparono ai moti di liberazione, associandoli ai repubblichini,bè è vergognoso.
Se oggi accettiamo questo, domani ci verranno a dire che in fondo "Mussolini non c'entra nulla con la morte di Antonio Gramsci". 
8 settembre 2008
Walter Veltroni.Non si torna indietro.


A me è piaciuto molto.Trovo che sia ingeneroso attaccarlo,ora.Tutti sanno che senza la sua campagna elettorale ,il Pd non solo avrebbe perso ,ma sarebbe sprofondato.

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4 settembre 2008
D'Alema .Soldato semplice.


Si dice pronto a “dare una mano”, ad avere un ruolo di aiuto fattivo alla costruzione di questo partito. Sì, perché ha le idee chiare su come dovrebbe essere questo Pd: tessere, radicato fra il popolo, a vocazione maggioritaria ma non solitario, strutturato quanto basta per costruire un vero rapporto con il popolo. Ecco D’Alema.Mi piace così.
(a Walter dico che in questo momento è meglio chiedere anche la sua collaborazione, D'Alema è meglio averlo amico che nemico) 



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sfoglia ottobre       
Citazioni


Antonio Gramsci
Credo come Federico
Hebbel che "vivere
vuol dire essere
partigiani.
Non possono esistere i
solamente uomini, gli
estranei alla città.
Chi vive veramente
non può non essere
cittadino,
e parteggiare.
Indifferenza è abulia,
è parassitismo,
è vigliaccheria,
non è vita

Ignazio Silone
Il conflitto finale sarà
tra comunisti
 ed ex comunisti

Comandare è il segreto
sogno dei servi

Benedetto Croce
La libertà al singolare
esiste soltanto
nelle libertà al plurale

Federico Caffè
Il riformista (..) preferisce,
il poco al tutto, il realizzabile all'utopico,
il gradualismo delle trasformazioni
a una sempre rinviata trasformazione
radicale del sistema

François de La
Rochefoucauld

Nessuno merita di essere
lodato per la sua bontà
se non ha la forza di
essere cattivo.
Ogni altra bontà non
è il più delle volte che
una pigrizia o una
impotenza della volontà

Umberto Saba
Amai trite parole che non uno
osava. M'incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l'abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.

Gabriel García Márquez
Se per un istante Dio si
dimenticasse che sono una
marionetta di stoffa e mi
facesse
dono di un pezzo di vita,
probabilmente non direi
tutto ciò che penso,
ma penserei a tutto ciò
che dico

Immanuel Kant
il cielo stellato sopra di me,
e la legge morale in me.

Jorge Francisco Isidoro
Luis Borges Acevedo
Morire per una religione è più
semplice che viverla con
pienezza; lottare in Efeso
contro le fiere è meno duro
(migliaia di martiri oscuri lo
fecero) che essere Paolo,
servo di Gesù Cristo: un
atto è meno che tutte le
ore di un uomo. La battaglia
e la gloria sono cose facili.

Bertolt Brecht
Ci sedemmo dalla parte del torto
visto che tutti gli altri posti erano
occupati.

Ennio Flaiano
La situazione è disperata,
ma non seria.

Niccolò Machiavelli
Non fu mai savio partito fare
disperare gli uomini, perché
chi non spera il bene, 
non teme il male.

Enrico Berlinguer
...una politica di austerità, di rigore,
di guerra allo spreco è divenuta
una necessità irrecusabile da parte
di tutti ed è, al tempo stesso,
la leva su cui premere per far
avanzare la battaglia per trasformare
la società nelle sue strutture
e nelle sue idee di base.

Piero Gobetti
Lo Stato non professa un'etica,
ma esercita un'azione politica.